

All’attenzione dei nostri rappresentanti in seno al Parlamento Europeo,
chi Le scrive è un comitato spontaneo, sorto nelle ultime due settimane tra circa un centinaio di “stagiaires” impiegati presso la Commissione Europea da marzo a luglio 2008. È innanzitutto necessario premettere che per noi è un autentico privilegio avere l’opportunità di rivolgerci in modo diretto a coloro che reputiamo essere i nostri rappresentanti in sede europea.
Il motivo per il quale abbiamo deciso di costituirci in Comitato, e dunque di coinvolgerLa, riguarda la dibattuta tematica del “voto degli italiani all’estero”. In particolare (ma siamo anche a chiedere di essere coadiuvati in tal senso sotto il profilo tecnico), apprendiamo che per noi, nonché per numerose altre figure analoghe (quali ad esempio studenti Erasmus, lavoratori interinali, temporanei, contractuel), non avendo la residenza bensì esclusivamente un domicilio di fatto in loco, non esiste un meccanismo che ci consenta di esprimere il nostro voto all’estero – in altre parole, di esercitare uno dei diritti fondamentali (nonché dovere) di cittadino italiano. Ci esprimiamo quindi formalmente come tirocinanti presso la Commissione Europea, ma con l’intento di dare voce anche ad altre categorie coinvolte dalle medesime problematiche, che risultano sempre più rilevanti date la crescente mobilità internazionale e la grande flessibilità professionale che caratterizzano l’epoca nella quale viviamo.
Non ci sentiamo certo dei pionieri a riguardo, consapevoli che il tema è già stato sollevato in passato. Tuttavia ciò che ci fa sentire particolarmente a disagio riguarda la circostanza che altri cittadini europei come noi (francesi, tedeschi, spagnoli, per non citare che alcuni esempi) sono abilitati ad usufruire di modalità alternative di voto espressamente regolamentate, come ad esempio il voto presso il consolato senza necessità di iscrizione al registro dei residenti all’estero, il voto tramite posta elettronica, il voto per delega. Tale realtà, da noi sperimentata direttamente confrontandoci in Commissione con gli stagiaires provenenti dagli altri Stati membri, ci ha inevitabilmente fatto sentire dei cittadini europei di serie B, e ci ha costretto, ancora una volta, a dover difendere l’idea di Italia bella e democratica che vogliamo mantenere. A ciò si aggiunge la sensazione che la situazione italiana possa rappresentare una contraddizione del principio della libera circolazione delle persone, dell’Accordo Schengen, nonché, per estensione, del principio della cittadinanza europea, fondamenti dell’Europa unita per la quale stiamo lavorando.
Si è dunque spontaneamente avviata la discussione tra noi, che ha portato ad un incontro collegiale che nel quale abbiamo elaborato alcune considerazioni in ordine all’utilità e alle modalità della nostra azione e ai risultati ottenibili, sottolineando da subito che si tratta di una iniziativa priva di alcun colore politico, ma improntata a criteri di giustizia sostanziale.
Le iniziative da noi proposte e promosse sono diverse. Fra queste, la preparazione di un documento da inviare alla stampa italiana per aprire, ci auspichiamo, un dibattito sul tema. Ma anche – su un piano più burocratico ma concettualmente non meno significativo – il tentativo di ottenere dal Traineeship Office della Commissione il riconoscimento di un giorno di permesso speciale per ragioni elettorali (nel caso specifico, si tratterebbe della giornata del lunedì 14 aprile, necessaria per il rientro dall’Italia). Tale diritto, infatti, viene riconosciuto ai funzionari italiani della Commissione ma non agli stagiaires per i quali tale giornata viene considerata come di ferie “normali”. Si crea così una disparità, una discriminazione difficilmente giustificabile, su un a priori costituzionale quale il diritto di voto.
Saremo lieti di informarLa riguardo all’esito di una “battaglia”, che, seppur tecnica e circoscritta, è emblematica della gravità delle difficoltà che stiamo affrontando per poter vivere a pieno il nostro essere cittadini italiani. In un’ottica che trascende i particolarismi nazionali nel nostro caso specifico, ci è parso opportuno stimolare il dibattito sulla necessità di un’armonizzazione della legislazione dei diversi paesi membri in ordine alle possibilità di esercizio del diritto di voto date ai cittadini europei, oggi ancora così divergenti fra loro.
Siamo dunque a chiederLe di farsi carico presso il Parlamento Europeo di questa nostra iniziativa, della quale potrebbero beneficiare anche i cittadini di altri Stati membri (ad esempio i greci, nella nostra stessa condizione a livello legislativo, tramite interrogazione ufficiale (question time) sulla opportunità di introdurre una normativa di armonizzazione delle procedure di voto dall’estero, anche minimale, a livello europeo.
Ci sia permesso inoltre ricordarLe che, purtroppo, uno dei pochi terreni comuni sul quale si è avuto a tratti un sentire unanime nel nostro paese nel corso degli ultimi mesi, è proprio la sfiducia nei confronti della categoria dei “politici di professione”, alla quale anche Lei appartiene. A Lei dunque, stavolta a parti invertite, il privilegio di dimostrare che le cose non stanno così, che siamo noi a sbagliarci a riguardo, dando un seguito alla nostra iniziativa per far sì che non resti lettera morta.
RingraziandoLa per il tempo dedicatoci, e confidando in un proficuo proseguo della nostra iniziativa, La salutiamo distintamente.
Gli Stagiaires Italiani presso la Commissione Europea